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Agriturismo Colomboni

di Colomboni Emanuele

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Storia Periodo preromano

L'origine e la grafia del nome

Il nome Senigallia ricalca l'antico Sena Gallica, cioè "vecchia Gallia", in riferimento ai galli senoni che nel IV secolo a.C. fondarono il primo nucleo cittadino[6].

Fino agli inizi del XX secolo la grafia più diffusa anche in lingua italiana era Sinigaglia, come attestato da Dante(Paradiso XVI, v. 75)[7], da Carducci (Il canto dell'amore)[8], la Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia[9] e tanta altra produzione minore[10]. Peraltro nella stessa epoca vi erano varianti come Sinigallia attestato non solo in epoca medioevale, ma anche nel 1860[11], ed ancheSenigallia[12], che poi ha prevalso.

Cartina dei territori celtici in Italia

Senigallia venne fondata tra il 389 e il 383 a.C.[13] dalla tribù gallica dei Senoni che si erano stanziati nel nord delle Marche fino alla valle del fiume Esino, nell'attuale provincia di Ancona: probabilmente la scelta, fatta secondo la leggenda da Brenno[14], fu dettata dalla presenza di una bassa collina fronteggiante il mare e dominante il guado esistente.
Da qui, definita la "capitale" dei 
Galli in Italia, alla guida del loro capo Brenno si mossero contro Roma vincendone gli eserciti e ritirandosi solo dopo il pagamento di un pesante tributo.

Città romana

Dopo la battaglia di Sentino (295 a.C. circa) i romani ebbero il definitivo controllo sulla Campania, l'Etruria, l'Umbria e appunto il territorio tra il fiume Esino eAriminum, (Rimini) popolato dai Galli Senoni che fu denominato da quel momento Ager Gallicus.

Nel 284 a.C. prese vita la colonia di Sena Gallica, la prima sull'Adriatico[14], al posto di quella che era la "capitale" dei galli in Italia, per distinguerla dall'altra colonia Sena (ora Siena) situata in Etruria, nell'attuale Toscana.

Nel 207 a.C. la città fu base di partenza delle truppe romane che infersero un duro colpo ai cartaginesi sulle rive del fiume Metauro sconfiggendo in battaglia Asdrubale Barca, fratello di Annibale, a cui stava accorrendo in aiuto.

Non si segnalano ulteriori fatti particolari durante l'epoca repubblicana ed imperiale per la città.

Periodo bizantino e Medioevo

Egidio Albornoz, il cardinale che ordinò la bonifica della palude di Senigallia e il rinforzo del fortilizio

Dopo essere stata saccheggiata dai visigoti di Alarico I nel 400[17], Senigallia all'epoca dell'invasione longobarda in Italia, rimase sotto dominio bizantino al diretto controllo dell'Esarcato di Ravenna, costituendo assieme con Ancona, Fanum Fortunae (Fano), Pisaurum (Pesaro) e Ariminum (Rimini) la cosiddetta Pentapoli bizantina, seguendone tutte le vicende storiche fino alla donazione della Pentapoli al dominio del Papa di Roma.

Istituiti già da tempo la diocesi e il vescovado, la città conobbe un interessante sviluppo, anche economico che vide anche l'istituzione della Fiera della Maddalena attorno al XIII secolo. Ma durante il Medioevo si scontro' con gli interessi delle città vicine, in particolare Fano, Jesi ed Ancona a causa delle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline in Italia. Senigallia venne conquisata e in gran parte distrutta dalle truppe di Manfredi di Sicilia, che ne fece abbattere le mura.

A peggiorare la situazione contribuì la presenza a sud della città di una vecchia salina che, abbandonata a se stessa, divenne una malsana e insalubre palude salmastra: questi eventi ridussero la città a poco più di un borgo arroccato attorno ad un vecchio fortilizio edificato sui resti di un'antica torre romana.

Senigallia (al tempo nota come Sinigaglia o Sinigallia) sopravvisse all'abbandono fin quando papa Gregorio XI decise durante il suo papato (1370 - 1378) di riportare la sede da Avignone (dove nel frattempo era stata trasferita) a Roma. Delego' il cardinale Egidio Albornoz a restaurare l'autorità pontificia nel territorio dello Stato Pontificio: quest'ultimo visitò anche "il borgo" e decise una serie di lavori da realizzare, in particolare l'inizio della bonifica della palude salmastra sorta al posto delle antiche saline ed il rinforzo del fortilizio che era ancora un'utile torre d'avvistamento sul mare.

I Malatesta

La Rocca Roveresca, ultimata nel 1480 da Baccio Pontelli con l'influenza di Luciano Laurana

Nella prima metà del XV secolo la città, che stava lentamente continuando a riprendersi, finì nell'interesse e dominio della famiglia riminese dei Malatesta, grazie alla sua particolare posizione strategica esattamente equidistante tra Ancona e Fano.

Fu Sigismondo Pandolfo Malatesta in particolare che si interessò a Senigallia[14], tanto da essere considerato il "rifondatore" della città. Decise la ricostruzione della cinta muraria e dei bastioni difensivi, seguendo in parte il vecchio tracciato delle mura abbattute e realizzando così una città fortificata dalla forma rettangolare, seguendo un progetto che aveva come base il cardo ed il decumano della città romana e duecentesca ed inglobando nelle nuove difese il fortilizio fatto realizzare dall'Albornoz, che da questo momento divenne il nucleo su cui successivamente verrà edificata la Rocca Roveresca.

Oltre a rinnovare la città era necessario ripopolarla e svilupparla, per questo Sigismondo diede nuovo impulso alla vecchia Fiera della Maddalena e stabilì delle agevolazioni fiscali per chi desiderasse trasferirsi nella "nuova città", attirando in questo modo molta gente dalle varie parti d'Italia. Tra questi il nucleo della successiva comunità ebraica che aiutò a dare nuova linfa ai commerci della città.

La ricostruzione era però così costosa da costringere il Malatesta a contrarre debiti con il papa Pio II, che per questo gli tolse il possesso della città per passarla ad Antonio Piccolomini. La nomina a Papa di Sisto IVfarà trasferire il controllo di Senigallia a Giovanni della Rovere, nipote del pontefice, che assunse il titolo di Duca[14]: di questo passaggio rimane ancora segno nelle scritte IO DVX IO PRE [Giovanni, duca (di Sora ed Arce) e prefetto (di Roma)] incise nelle pietre all'interno della Rocca detta appunto "roveresca".

Negli anni successivi Giovanni della Rovere sposerà Giovanna da Montefeltro, figlia di Federico, capo dell'antica e prestigiosa famiglia che dominava sulla città di Urbino e tutto il nord delle Marche. Giovanni morirà nel 1501 dopo 27 anni, lasciando la città ammodernata, creando un Catasto, allargando le mura e dando vita alla Rocca per difendersi dal lato del mare, perfezionando i lavori di bonifica della palude, aumentando gli spazi verdi e pavimentando le strade.
Della Rocca si occupano gli 
architetti Gentile Veterani (che progettò il rivellino), Luciano Laurana (autore di varie modifiche agli interni) e Baccio Pontelli (ideatore dei quattro torrioni posti agli angoli della struttura). Quest'ultimo si impegnò anche nel progettare un nuovo convento e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, iniziata nel 1491[14].

Il governo di Cesare Borgia e il ritorno dei Della Rovere

Targa che commemora la strage di Senigallia in cui furono uccisi Oliverotto da Fermo e Vitellozzo Vitelli

A cavallo tra XV e XVI secolo Senigallia cadde brevemente sotto il dominio di Cesare Borgia, passato alla storia come il duca Valentino, descritto come esempio di homo novus ne Il Principe di Machiavelli. In pochi anni, assecondato da suo padre papa Alessandro VI, riuscì a creare un dominio personale che andava dall'attuale Romagna fino a parte del nord delle Marche, diventando di fatto una potenza locale.

Divenne celebre in questo contesto, passando alle cronache storiche (Machiavelli), un incontro offerto dal duca Valentino ai suoi antichi alleati, ma poi traditori e avversari della zona, i quali finalmente ravvedutisi e concilianti furono invitati cortesemente in città al fine di giungere ad un accomodamento stabile e pacifico. La vicenda si concluse, invece, con una spietata vendetta nota come strage di Senigallia, in cui il duca fece proditoriamente arrestare e quindi uccidere i suoi ospiti dal suo séguito di armigeri.

L'esperienza del Valentino si concluse nel 1503, quando una semplice malattia gli impedì di partecipare agli intrighi per l'elezione del nuovo papa successore del suo defunto padre. Al soglio di Pietro salì Giulio II della Rovere, il quale gli tolse i domini fin qui ottenuti restituendoli ai propri parenti.
Infatti, dal matrimonio di Giovanni Della Rovere e Giovanna da Montefeltro era nato nel frattempo (
1490) Francesco Maria I Della Rovere, che verrà adottato dall'ultimo duca del Montefeltro, Guidobaldo, e unirà i domini delle due famiglie diventando Duca di Urbino nel 1508 ed assumendo anche il controllo di Senigallia.

Da questo momento i Della Rovere governarono sul Ducato di Urbino (con Pesaro) e su Senigallia, fino alla morte dell'ultimo discendente maschio della dinastia, avvenuta nel 1626: in base alla legge salica, con la mancanza di un erede maschio il ducato fu reintegrato nei domini diretti del papato. Fu costruito il palazzo ducale, il palazzo comunale, la Chiesa della Croce e si incluse nella cinta muraria pentagonale parte della riva sinistra del fiume Misa, cioè il quartiere del porto.

Nel frattempo la Fiera della Maddalena, poi divenuta Fiera franca (in quanto non si pagavano dazi doganali), si era imposta come una delle fiere più importanti del paese, con scambi di merci provenienti da ogni angolo del Mediterraneo[17].

Settecento

I portici fatti costruire dal cardinaleErcolani

Nel Settecento la Fiera aveva preso così il sopravvento nelle attività commerciali cittadine (erano presenti 14 consolati esteri per proteggere gli interessi dei mercanti[14]) che si dovette provvedere ad un primo ampliamento della città, abbattendo il tratto delle mura che costeggiavano la riva destra del fiume Misa, per realizzare i primi portici, poi dedicati al cardinale Luigi Ercolani che seguì i lavori.

Portici Ercolani Senigallia

A questo primo ampliamento, ritenuto non sufficiente, sempre nel Settecento ne seguì un altro che vide l'edificazione dell'ultima parte del centro storico attuale che va da via Pisacane fino al fiume allargandosi a sinistra fino all'attuale caserma della Polizia di Stato, e dai portici costeggianti il fiume (che vennero proseguiti fino al ponte vicino alla Cattedrale di San Pietro apostolo, iniziata nel 1762) fino all'attuale viale Leopardi. Il progetto nelle intenzioni prevedeva pure la realizzazione di un porticato lungo tutta la sponda sinistra del Misa e l'allungamento delle mura, ma dato l'eccessivo costo di tutti questi interventi si decise per un loro ridimensionamento.

Su uno dei bastioni verso sud, ampliati dai lavori di ingrandimento, venne realizzato il teatro cittadino "La Fenice", omonimo del più famoso teatro veneziano. Si segnala come semplice nota che in un primo tempo si prese in considerazione l'ipotesi di ingrandire la città "allungandola" verso Ancona ma l'idea venne scartata: avrà comunque una messa in opera con l'espansione successiva il terremoto del 1930.

Ottocento e l'Unità d'Italia

La casa natale di Papa Pio IX

Gli anni tra Settecento e Ottocento videro il dominio napoleonico in Italia e la successiva restaurazione del potere papale, ma videro pure la nascita del rampollo della nobile famiglia locale Mastai Ferretti, il giovane Giovanni Maria che passò alla storia come papa Pio IX, l'ultimo papa-re. Salito al soglio pontificio nel 1846, il suo pontificato duro' ben 32 anni e fu il più lungo della storia dopo quello che tradizionalmente viene riconosciuto a Pietro apostolo.

Proprio negli anni tra Settecento e Ottocento ha inizio la crisi della "Fiera franca", causata da molteplici fattori: lo spostamento sempre maggiore dei principali commerci nell'Atlantico, con conseguente notevole calo dell'interscambio (fu anche operante il blocco continentale economico istituito da Napoleone per "sconfiggere" economicamente l'Impero britannico), il passaggio di epidemie ed il continuo progressivo interramento dell'alveo fluviale.
Per rendersi conto di quanto quest'ultimo incidesse, basti pensare che al tempo il molo era vicino all'attuale 
Foro Annonario, che venne realizzato proprio in quegli anni, cioè circa 500 metri dalla punta del molo attuale.

L'importanza della fiera per Senigallia, e per i senigalliesi, è dimostrata dalla stagione teatrale di quel tempo, che veniva fatta coincidere con il periodo fieristico per promuoverlo e "incoraggiarlo". Difatti la stagione del teatro "La Fenice" era molto nota e molti illustri artisti hanno presentato altrettanto note opere.
Si può quasi affermare che anche il turismo è nato a sostegno della fiera, finché non ha incominciato a vivere di vita propria.

Con l'Unità d'Italia Senigallia (insieme a Monterado, Castel Colonna e Ripe) non venne fatta rientrare nella neoformata Provincia di Pesaro e Urbino (come la quasi totalità della Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro di cui faceva parte) bensì nella Provincia di Ancona. Ma per Senigallia l'unità nazionale comportò anche la perdita definitiva della Fiera Franca (ufficialmente nel 1869, ma come detto già in declino da molti anni), soppiantata dal turismo come attività economica prevalente: Senigallia fu tra le prime città a promuoversi a livello nazionale ed internazionale come luogo di svago e di riposo, approfittando della spiaggia che di lì a pochi anni verrà soprannominata spiaggia di velluto, e che tuttora ne è il simbolo turistico. Particolare è il panorama dalla riva: diversamente da altre località adriatiche, con un litorale rettilineo, da Senigallia il panorama è costituito dal Golfo di Ancona.

Nel 1853 venne realizzato il primo stabilimento balneare che, di fatto, dette l'avvio alla storia turistica della città di Senigallia, a cui si associava la stagione teatrale.

Novecento

La Rotonda a Mare, ultimata nel 1933, qui fotografata nel 2005 durante una rara nevicata

A cavallo tra il XIX e XX secolo Senigallia aveva dunque già un'importante valenza turistica che incrementò negli anni successivi: simbolo di questo fenomeno (oltre all'attività del teatro "La Fenice", dotato di unpalcoscenico di dimensioni simili a quello della Scala) furono lo Stabilimento Bagni (ora edificio vuoto) e la Rotonda a Mare, un tempo palafitta posta davanti allo Stabilimento Bagni a proprio uso e riedificata in cemento armato nel 1933 dopo il terremoto del 1930 nella posizione attuale.

A conferma dell'importante ruolo che la città aveva assunto in campo turistico, nel 1928 Senigallia - insieme a Cortina d'Ampezzo - venne riconosciuta sede della prima Azienda autonoma di soggiorno e cura d'Italia.

Nel frattempo la città continuava a svilupparsi urbanisticamente con i primi quartieri popolari fuori le mura[22] e, segno dei tempi di pace, si decise per l'interramento del vecchio fossato esterno tutto attorno alla città e anche del canale Penna, situato là dove oggi passa viale IV novembre e che fino ad allora era servito a regolare il flusso delle fiumane che costantemente allagavano la città: ora queste si erano notevolmente ridotte con l'allargamento e l'arginamento del fiume come lo vediamo oggi, avvenuto agli inizi del Novecento.

Fu in questa situazione che Senigallia venne colpita da un fortissimo terremoto il 30 ottobre 1930, i cui danni furono ingenti in tutta la provincia, ma in particolare nella città: il teatro subì gravi danni, il vecchioseminario vescovile dovette essere demolito e trasferito fuori città, un convento di monache di clausura (dove storicamente avvenne la famosa strage del duca Valentino) fu completamente demolito e fece posto all'attuale scuola elementare G. Pascoli, Porta Saffi (situata all'inizio del Corso II giugno) fu demolita. In generale tutta la città soffrì danni tali da rendere necessaria la riduzione di altezza di quasi tutti gli edifici dell'attuale centro storico e un drastico cambiamento della sua morfologia.

L'evento sismico ebbe come ulteriore conseguenza l'apertura della città all'esterno, con l'urbanizzazione dell'area a sud delle mura storiche fino alla nuova chiesa di Santa Maria della Neve, la costruzione dei quartieri popolari lungo la Strada statale 16 Adriatica e dell'attuale I.A.C.P. e in generale la costruzione di ulteriori villini nella zona fronteggiante il mare, nello stile Art Nouveau che andava di voga in quegli anni.
L'apertura della città all'esterno rese ancora più chiara la voga turistica che stava prendendo la città, e purtuttavia manteneva una zona portuale dedita alla pesca, assieme al cementificio.

Il passaggio del fronte della prima e seconda guerra mondiale ha lasciato nella città fortunatamente pochi segni: i fori di proiettili che si trovano al Foro Annonario, la demolizione e ricostruzione dei principali ponti cittadini.

Successivamente la città attraversò un forte periodo di crescita e segnale della ripresa fu di nuovo il turismo: fu per facilitare ed incentivare la funzione turistica che ci si dotò del Piano Regolatore, che stabilì la vincinanza dell'autostrada alla città (per permettere la vista sul mare agli attraversatori, si disse) e ancora per tutti gli anni cinquanta e sessanta Senigallia rivaleggiava con Rimini come principale centro balneare nazionale, cui si associava la stagione motoristica e di spettacoli.

La città nel frattempo continuava la sua espansione verso nord e verso sud, seguendo la linea di costa, e verso l'entroterra fino a superare la linea dell'Autostrada.

Il nuovo millennio

Gli ultimi anni hanno visto eventi "urbanisticamente storici" per la città: l'ingrandimento del porto turistico verso il mare, la sua definitiva separazione dall'alveo fluviale che, fin dalla fondazione della città, è stato "il porto" e la demolizione dell'immenso complesso di edifici dell'ex cementificio "Italcementi", sempre nella zona del porto cittadino.